Il Termarina è un antichissimo vitigno originario delle zone del parmense; le sue uve hanno enormi potenzialità ma sono scarsamente conosciute ed ormai poco utilizzate.

In questo periodo si sta svolgendo, un po’ in tutta Italia, un’operazione dalle radici antichissime, quasi quanto la pianta che viene interessata da questo processo: si tratta della vendemmia, termine che indica la raccolta delle uve da vino.

La vendemmia si svolge tra i mesi di luglio e settembre nel nostro emisfero; ogni varietà di uva ha il proprio momento specifico di raccolta, che coincide col raggiungimento da parte dei grappoli delle caratteristiche desiderate dal produttore. L’uva è l’infruttescenza della pianta di vite, si presenta riunita in grappoli, composti a loro volta dal raspo (l’asse centrale) e dagli acini, il cui colore cambia a seconda della varietà prodotta dalla pianta. 

Nel nostro areale geografico, in particolare nel parmense, esiste un vitigno antichissimo chiamato Termarina. Nel parmense v’era la tradizione di far cuocere il mosto derivante da questo vitigno fino a farlo diventare solido; una volta raggiunta la densità adatta, il mosto cotto veniva tagliato a cubetti e poi conservato anche per lunghi periodi. I cubetti derivanti da questo processo erano spesso utilizzati dalle sarte come caramelle per aumentare la salivazione e per potersi così inumidire più facilmente i polpastrelli durante il lavoro.

La Termarina può essere sia rossa che bianca. La variante bianca produce acini molto piccoli e prevalentemente sprovvisti di semi; i frutti presentano una concentrazione zuccherina elevatissima. Il vino prodotto con la Termarina bianca ha un’elevata gradazione alcolica ed in passato veniva spesso utilizzato per aumentare la gradazione di altri vini oppure per produrre passiti; il vino bianco derivante dal Termarina ha una colorazione dalle tonalità piuttosto scariche. La variante rossa produce anch’essa acini di piccole dimensioni e presenta una componente zuccherina meno spiccata rispetto alla sua controparte bianca; era utilizzata prevalentemente per la produzione di vini frizzanti caratterizzati da un intenso colore amaranto e da un profumo floreale particolarmente avvolgente.

 Entrambe le varietà risultano piuttosto resistenti ai patogeni ed alle avversità metereologiche, dimostrando un’alta adattabilità ed una tempra ruvida e tenace che manca oggigiorno nei vigneti coltivati per le produzioni su larga scala.
Nonostante i suoi molteplici utilizzi e le numerosissime potenzialità, questa varietà è entrata in disuso e se ne contano ormai solo pochi filari coltivati principalmente da piccoli agricoltori che li utilizzano per una produzione ed un uso famigliare. I motivi che hanno condotto alla quasi completa estinzione della Termarina sono legati principalmente a fattori economico-produttivi: questa tipologia di vigneto ha una produzione piuttosto esigua se paragonata ad altre varietà maggiormente utilizzate in ambito vitil-vinicolo. 
La globalizzazione e l’andamento dei mercati stanno inesorabilmente decimando le varietà autoctone e ‘storiche’, poiché queste ultime non riescono più a soddisfare gli assurdi standard produttivi richiesti dalle multinazionali e dai consumatori odierni. Proprio a causa della globalizzazione, un processo implacabile ed inclemente, oltre a perdere la biodiversità che fino a pochi secoli fa caratterizzava i nostri territori, continuiamo a perdere prodotti e produzioni tipiche che scomparendo portano con loro nell’oblio dell’estinzione innumerevoli tessere del magnifico mosaico che è la nostra cultura agro-alimentare.

Ricordiamo che preferendo la quantità alla qualità, favorendo il tornaconto economico ad un’agricoltura rispettosa dell’ambiente e del territorio, optando per varietà e per coltivazioni selezionate e tutte uguali, stiamo preparando un futuro terribilmente livellato ed omogeneo alle nuove generazioni;ma, come asserisce anche Papa Bergoglio, ‘è la diversità a renderci ricchi’.. preferiamo allora la prosperità derivante dal diverso piuttosto che l’opulenza che consegue dalla noiosa omologazione.

a cura di Pier Paolo Ferrari

Orario Sante Messe

Feriali: 7.00; 18.30

Festivo: 8.00; 9.3011.00; 16.00, 18.30

Il lunedì la Chiesa è chiusa

 

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