19/05/2019  -  V Domenica di Pasqua

La Gloria del Risorto si manifesta nella Nuova Gerusalemme

La circolarità dell’amore che, attraverso un continuo scambio, stringe in unità il Padre, il Figlio, lo Spirito e la Comunità: ecco la realtà «nuova» che ci fa contemplare oggi la liturgia della Parola.

Un mondo da costruire con Dio
Cieli nuovi e terra nuova sono oggi l’aspirazione che batte al cuore di tutti coloro che sono impegnati in un superamento dell’attuale ordinamento sociale, così carico di ingiustizie e sfruttamenti. «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» è la grande speranza cristiana: un mondo nuovo.
Ma non è l’uomo nel suo sforzo solitario a costruire questo mondo nuovo. E’ l’uomo insieme con Dio, 
in collaborazione con Dio. Tutti gli umanesimi che pensano di poter fare a meno di Dio sono destinati a un amaro fallimento. Lo sforzo prometeico dell’uomo di ergersi solo contro Dio, considerato come un rivale della grandezza umana, un antagonista che toglie all’uomo l’ampiezza dei suoi orizzonti e della sua autonomia, si chiude in una tragica confessione di impotenza.
In questa costruzione di un mondo nuovo, di una umanità nuova, alcune teorie politiche fanno leva unicamente sulla lotta che troppo spesso si impasta di odio e di aggressività violenta. Il cristiano sa, dice il documento sinodale 
La giustizia nel mondo, «che nella storia esistono fonti di sviluppo diverse dalla lotta, e cioè l’amore e il diritto». Non la lotta e la violenza, ma l’amore è il centro propulsore della storia. Per questo prima di patire e morire, il Signore Gesù ha lasciato ai suoi il «comandamento nuovo» che si ricapitola tutto nell’amore vicendevole, manifestazione dell’amore divino che circola tra il Padre e il Figlio (cf vangelo).

La Chiesa, città nuova
Al comandamento dell’amore è correlativa, per i cristiani, una situazione e una realtà nuova, una «città» nuova: la Chiesa, nuova terra, nuova Gerusalemme, dimora di Dio con gli uomini (cf seconda lettura).
Non è da credere che la visione di Giovanni si riferisca ad una realtà proiettata nel futuro idealizzato. La «città che scende dal cielo», la «terra nuova» dalla quale è scomparso il mare (simbolo delle forze dei male), indicano che la nuova creazione, inaugurata dalla vittoria pasquale di Cristo, è già in opera nei battezzati. La «sposa adorna per lo sposo» è la nuova umanità liberata dai peccato, santificata da Cristo e splendente della sua gloria e della sua bellezza. La Gerusalemme dei cielo, dunque, è coestensiva a quella della terra ed è in costruzione fino alla fine dei tempi.
Una tale costruzione avviene lentamente e, misteriosamente, la «novità » scaturita dalla Pasqua del Signore glorioso non esclude una situazione di prova, fra «lutti, lacrime e affanni», finché la Chiesa è ancora pellegrina sulla terra. E’ impegno dei cristiani lavorare e adoperarsi per rendere la nuova Gerusalemme quale è chiamata ad essere; nella prima lettura sono offerti un modello e dei criteri ai quali la loro opera deve ispirarsi: perseverare nella fede attraverso le prove e le tribolazioni per entrare nel Regno; vivere come comunità animata dall’amore fraterno e affidata alla guida e alla cura degli «anziani»; accogliere senza diffidenza coloro ai quali Dio ha aperto le porte della fede.
Così, dopo la risurrezione di Cristo, tutto è già trasformato; ma la comunione fra Dio e l’umanità redenta, fra Cristo e la sua Chiesa, deve continuamente crescere fino alla intimità più completa e profonda, quando la Gerusalemme nuova sarà in pienezza la dimora di Dio fra gli uomini e si identificherà con il corpo di Cristo giunto alla sua età perfetta e splendente di gloria.


Liturgia del cielo e liturgia della terra
«Nella Liturgia terrena noi partecipiamo, pregustandola, a quella celeste che viene: celebrata nella santa città di Gerusalemme, verso la quale tendiamo come pellegrini, dove il Cristo siede alla destra di Dio quale ministro del santuario e del vero tabernacolo; insieme con le schiere delle milizie celesti cantiamo al Signore l’inno di gloria; ricordando con venerazione i santi, speriamo di ottenere un qualche posto con essi, e aspettiamo, quale salvatore, il Signore nostro Gesù Cristo, fino a quando egli comparirà, nostra vita, e noi appariremo con lui nella gloria» (SC 8).
Così la Costituzione sulla sacra Liturgia presenta la comunione tra la Chiesa terrena e la Gerusalemme celeste; e tale comunione si attua in sommo grado in ogni celebrazione eucaristica: con un unico canto di lode glorifichiamo Dio, rendiamo testimonianza al Cristo risorto e la nostra assemblea, radunata nel suo nome, anticipa nella storia ciò che vivrà in pienezza nella città futura. 

 


Orario Sante Messe

Feriali: 7.00; 18.30

Festivo: 8.00; 9.30; 11.00; 18.30

Il lunedì la Chiesa è chiusa

 

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