Quando pensiamo alla cosiddetta ‘macchia mediterranea’, una delle prime piante che ci sovviene è certamente l’ulivo. Questo albero è ricco di significati simbolici, i quali ancorano le proprie radici nella tradizione e nelle credenze religiose di antiche civiltà. Nell’articolo si passano in rassegna le principali ‘accezioni’ e connotazioni che assume l’ulivo in alcune culture.

L’ulivo, od olivo, è un albero da frutto largamente diffuso in tutto l’areale mediterraneo e fa parte delle specie annoverate nella cosiddetta ‘macchia mediterranea’. È una pianta sempreverde che presenta crescita lenta, compensata però da una marcata longevità: alcuni esemplari infatti divengono millenari. La forma del fusto è cilindrica e contorta e la corteccia ha un colorito grigiastro.

 La faccia superiore delle foglie è verde scuro, quella inferiore invece bianco-argenteo. I fiori sono di piccole dimensioni ed hanno petali bianchi; sono riuniti in ‘grappoli’ che prendono il nome di ‘mignole’. Il frutto, l’oliva, è una drupa globosa dalla tipica forma ovoidale; la parte carnosa, la polpa, contiene l’olio.

L’ulivo viene citato nell’Antico Testamento: i cherubini e gli stipiti della porta della navata che adornano il Tempio fatto erigere dal Re Salomone sono realizzati con il legno di questo albero. Un mito risalente all’Antica Grecia narra di come l’oleasto selvatico, specie spontanea antenata del moderno ulivo, sia stato tramutato dalla Dea Atena in pianta coltivabile: sulla base di questa credenza, l’ulivo viene considerato sacro per la Divinità ed acquisisce le connotazioni di castità e purezza. Gli atleti che si distinguevano alle Olimpiadi ricevevano in dono un’ampolla d’olio ed il loro capo veniva adornato con una corona di rami d’ulivo intrecciato. Questa pianta era tenuta così tanto in considerazione presso gli Antichi Greci che la legge dell’epoca prevedeva l’esilio per chiunque osasse danneggiare l’albero sacro a Pallade. Questo albero viene citato anche negli scritti omerici: Ulisse lo utilizza per accecare il gigante Polifemo ed inoltre utilizza il suo legno per la costruzione del suo talamo nuziale; l’ulivo diviene così simbolo anche di unione, dedizione e fedeltà. Anche presso gli Antichi Romani questa specie arborea assume significati degni di nota: Romolo e Remo, secondo una leggenda, nascono sotto una pianta di ulivo: da qui la connotazione gloriosa conferita alla pianta. Universalmente conosciuta come simbolo di pace, la figura della colomba che porta nel becco un ramo di ulivo è riconducibile alla religione cristiana: la colomba che torna da Noè con questo ‘dono’ assume il duplice significato di rinascita e riconciliazione; la rigenerazione si riferisce alla terra che torna a fiorire ed a dare frutti dopo essere stata sommersa, mentre la riappacificazione è il ritorno della pace tra gli uomini e Dio dopo che questo ultimo ha punito i primi col diluvio. L’olio è impiegato durante il Battesimo, la Cresima, l’Ordine Sacro e l’Estrema Unzione. Nei Vangeli si narra di come Gesù venga accolto a Gerusalemme da una folla che sventola foglie di palma ed ulivo; Cristo, inoltre, trascorre le ore appena precedenti la sua Passione nell’Orto degli Ulivi. Per la religione ebraica, invece, questo albero simboleggia giustizia e sapienza. La tradizione ebraica narra che Abramo, poco prima di spirare, abbia inviato suo figlio Seth dai Cherubini per ricevere da questi i tre semi dell’albero della conoscenza del bene e del male: una volta spirato il padre, il giovane pianta sulla tomba del defunto i tre semi, dai quali nascono un cipresso, un cedro ed appunto un ulivo.

Approfitto di questo articolo per porgere a tutti i lettori un augurio sincero di quiete e serenità, che in questo periodo di tribolazioni appaiono così lontani ed inarrivabili. Dobbiamo avere Fede in chi, in questo momento, lotta e combatte per la nostra vita e per il nostro benessere, aiutando questi eroi nei limiti delle nostre possibilità, seguendo soprattutto le indicazioni delle Istituzioni: solo in questo modo presto anche la nostra colomba tornerà all’arca, portandoci la tanto agognata pace.

A cura di Pier Paolo Ferrari

 

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