Meditazioni

In questa sezione riportiamo l'elenco delle meditazioni apparse sulla pagina pricipale del nostro sito parrocchiale.

 

Le Ceneri: inizio della Quaresima. L’uomo chiamato a partecipare al dolore di Dio fino alla morte dell’Eterno Figlio il Venerdì Santo. L’uomo chiamato a rispondere all’amore di Dio: all’amore geloso del bene perduto, dell’opera di Dio sfigurata.
(Giovanni Paolo II- Mercoledì delle Ceneri 1982)

Il cammino quaresimale, avvicinandoci a Dio, ci permette di guardare con occhi nuovi ai fratelli ed alle loro necessità. Chi comincia a vedere Dio, a guardare il volto di Cristo, vede con altri occhi anche il fratello, scopre il fratello, il suo bene, il suo male, le sue necessità. Per questo la Quaresima, come ascolto della verità, è momento favorevole per convertirsi all'amore, perché la verità profonda, la verità di Dio è nello stesso tempo amore.
(Benedetto XVI - Mercoledì delle Ceneri 2006)

In ciò consiste la Quaresima. Nei due elementi fondamentali si esprime, come in sintesi, tutto il programma della vita cristiana. Dapprima la preghiera, che ci ricorda il bisogno di Dio, i suoi voleri, la sua longanimità ed assistenza; la necessità che noi abbiamo di essere uniti a Lui, vita nostra. Quindi la penitenza, ch’è l’offerta delle nostre povere cose, dei nostri errori, delle nostre mortificazioni per essere degni del colloquio con Dio.
(Paolo VI - Mercoledì delle Ceneri 1964)

[La Quaresima] nel suo insieme costituisce un grande memoriale della passione del Signore, in preparazione alla Pasqua di Risurrezione. Durante questo periodo ci si astiene dal cantare l'alleluia e si è invitati a praticare forme opportune di rinuncia penitenziale. Il tempo di Quaresima non va affrontato con spirito "vecchio", quasi fosse un'incombenza pesante e fastidiosa, ma con lo spirito nuovo di chi ha trovato in Gesù e nel suo mistero pasquale il senso della vita, e avverte che tutto ormai deve riferirsi a Lui.
(Benedetto XVI- Angelus 26.02.2006)

Il digiuno riguarda l’ascesi personale, sempre necessaria, ma la Chiesa chiede ai battezzati di caratterizzare anche in altro modo questo tempo liturgico. La Quaresima ha infatti per noi un preciso significato: deve manifestare agli occhi del mondo che l’intero Popolo di Dio, perché peccatore, si prepara nella penitenza a rivivere liturgicamente la Passione, la Morte e la Risurrezione di Cristo. Questa testimonianza pubblica e collettiva ha la propria sorgente nello spirito di penitenza di ciascuno di noi e ci induce altresì ad approfondire interiormente tale comportamento e a meglio motivarlo.
(Giovanni Paolo II- 27 febbraio 1979)

Noi la croce l'abbiamo "inquadrata" nella cornice della sapienza umana e nel telaio della sublimità di parola. L'abbiamo attaccata con riverenza alle pareti di casa nostra, ma non ce la siamo piantata nel cuore. Pende dal nostro collo, ma non pende sulle nostre scelte. Le rivolgiamo inchini e incensazioni in chiesa, ma ci manteniamo agli antipodi della sua logica. L'abbiamo isolata, sia pure con tutti i riguardi che merita. E’ un albero nobile che cresce su zolle recintate. Nel centro storico delle nostre memorie religiose. All'interno della zona archeologica dei nostri sentimenti. Ma troppo lontano dalle strade a scorrimento veloce che battiamo ogni giorno. Dobbiamo ammetterlo con amarezza. Abbiamo scelto la circonvallazione, non la mulattiera del Calvario. Abbiamo bisogno di riconciliarci con la croce e di ritrovare sulla carta stradale della nostra esistenza pianeggiante, lo svincolo giusto che porta ai piedi del condannato!
(Mons. Tonino Bello)

Buona Pasqua «ecumenica» a tutti i Fratelli cristiani. A tutti i Popoli! Buona Pasqua specialmente a voi, giovani, che avete tanto bisogno di fiducia e di felicità, e che fra tutti siete i migliori candidati a capire, a far vostra la Pasqua, cioè la vita, la pienezza di Cristo. Buona Pasqua a voi, genitori, che alla vita immortale offrite i frutti del vostro puro amore. Buona Pasqua a voi, sofferenti e poveri tutti, ai quali la beatitudine di Cristo è per primi dovuta e ai quali chiunque ha cuore umano e cristiano deve il dono del suo servizio e del suo amore. Buona Pasqua a voi, gente del lavoro, fratelli di Cristo, ch’Egli a Sé chiama per la sua autentica consolazione. Buona Pasqua a voi, uomini politici, a cui la speranza vittoriosa di questa giornata deve infondere sapienza, coraggio e fiducia a far vivere e rivivere la pace nel mondo. Buona Pasqua a tutti, nel segno sicuro della beatitudine derivante dalla risurrezione benedetta di Cristo! Alleluia!
(Paolo VI - 6 aprile 1969)

In questo giorno di gioia collettiva [1° maggio] intendo rivolgere a tutti i lavoratori il sincero augurio che la loro dignità, i loro fondamentali diritti, il loro insostituibile apporto al progresso della società siano sempre e dappertutto riconosciuti, salvaguardati, protetti e rispettati; che il lavoro non sia mai usato contro l’uomo, ma sia svolto, organizzato e impostato in modo da permettere all’uomo di diventare “più uomo” e non di degradarsi, logorando le sue forze ed intaccando la sua dignità. Occorre far sì che mediante il lavoro si moltiplichino sulla terra non soltanto i frutti della nostra operosità, ma anche la solidarietà, la fraternità, la libertà.
(Giovanni Paolo II - Regina coeli 1 maggio 1983)

Desidero rivolgerle deferenti espressioni augurali per la sua elezione a presidente della Repubblica italiana. (...) Auspico che ella possa esercitare con ogni buon esito il suo alto compito, invoco sulla sua persona la costante assistenza divina per una illuminata ed efficace azione di promozione del bene comune nel solco degli autentici valori cristiani che costituiscono il mirabile patrimonio del popolo italiano. (...) Con questi voti invio a lei e all'intera diletta nazione italiana la benedizione apostolica.
(Benedetto XVI - 11 maggio 2006)

Invito voi, cari giovani, a valorizzare questa tradizionale preghiera evangelica [il santo Rosario], che aiuta a meglio comprendere i momenti centrali della salvezza operata da Cristo. Esorto voi, cari malati, a rivolgervi con fiducia alla Madonna mediante questo pio esercizio, affidando a Lei tutte le vostre necessità. Auguro a voi, cari sposi novelli, di fare del Rosario recitato insieme un momento di intensa vita familiare sotto lo sguardo materno della Vergine Maria.
(Giovanni Paolo II - 14 maggio 2003)

E per quanto possa sembrare strano, la Pentecoste è altresì un avvenimento che interessa anche il mondo profano. Scaturisce da essa se non altro una nuova sociologia, quella penetrata dai valori dello spirito, quella che descrive la gerarchia dei valori, e si polarizza verso i veri e più alti destini umani, quella che ha il senso della dignità della persona umana e del costume civile, quella specialmente che tende risolutamente a superare le divisioni ed i conflitti fra gli uomini, e a fare dell’umanità una sola famiglia di figli di Dio, liberi e fratelli. Ricordiamo come simbolo ed inizio di questa difficile storia il miracolo delle lingue diverse, rese dallo Spirito a tutti comprensibili. È la civiltà dell’amore e della pace, che la Pentecoste ha inaugurato; e tutti sappiamo se ancor oggi di amore e di pace abbia bisogno il mondo!
(Paolo VI - 17 maggio 1970)

«NO ALLA GUERRA»! La guerra non è mai una fatalità; essa è sempre una sconfitta dell’umanità. Il diritto internazionale, il dialogo leale, la solidarietà fra Stati, l’esercizio nobile della diplomazia, sono mezzi degni dell’uomo e delle Nazioni per risolvere i loro contenziosi. (...) mi accontenterò oggi di aggiungere, davanti al costante aggravarsi della crisi mediorientale, che la sua soluzione non potrà mai essere imposta ricorrendo al terrorismo o ai conflitti armati, ritenendo addirittura che vittorie militari possano essere la soluzione.
(Giovanni Paolo II - 13 gennaio 2003)

Giovanni Paolo II riafferma il valore del presepe. Parlando prima dell'Angelus, il papa ha definito la rappresentazione della natività di Gesù come "un elemento della nostra cultura e dell'arte, ma soprattutto un segno di fede in Dio, che a Betlemme è venuto 'ad abitare in mezzo a noi' (Gv 1,14)".In piazza san Pietro erano presenti ragazzi e ragazze di Roma per la tradizionale benedizione della statuetta del "Bambinello", che verrà posta nel presepio. Nei giorni scorsi in Italia ha fatto scalpore la notizia che in alcune scuole non si prepara il presepio per rispetto verso studenti di altre religioni, in particolare musulmani. Nel dibattito che ne è sorto , molti musulmani si sono dichiarati a favore del presepio, dato che l'Islam venera Gesù come profeta. Personalità ecclesiastiche hanno precisato che chi vuole cancellare il presepio dalle scuole è in realtà mosso non da rispetto verso i musulmani, ma da idee laiciste, che confondono la tolleranza con il relativismo delle idee. Ecco quanto ha detto il papa prima della preghiera mariana: "Si avvicina la festa del Natale e in molti luoghi è già in allestimento il presepe, come qui in Piazza San Pietro. Piccolo o grande, semplice o elaborato, il presepe costituisce una familiare e quanto mai espressiva rappresentazione del Natale. È un elemento della nostra cultura e dell'arte, ma soprattutto un segno di fede in Dio, che a Betlemme è venuto "ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14). Come ogni anno, tra poco benedirò i Bambinelli, che nella Notte Santa verranno collocati nei presepi, dove si trovano già san Giuseppe e la Madonna, silenziosi testimoni d'un sublime mistero. Con il loro sguardo d'amore essi ci invitano a vegliare e pregare per accogliere il divino Salvatore, il quale viene a recare al mondo la gioia del Natale. Questa stessa gioia ci esorta a pregustare l'odierna terza domenica di Avvento, chiamata domenica "Gaudete". Domandiamo alla Vergine dell'attesa che sia vivo nei cristiani e in tutti gli uomini di buona volontà il desiderio di incontrare il Signore ormai vicino".
(Giovanni Paolo II - 12 dicembre 2004)

Si deve riconoscere che la pace non è tanto questione di strutture, quanto di persone. Strutture e procedure di pace – giuridiche, politiche ed economiche – sono certamente necessarie e fortunatamente sono spesso presenti. Esse tuttavia non sono che il frutto della saggezza e dell'esperienza accumulata lungo la storia mediante innumerevoli gesti di pace, posti da uomini e donne che hanno saputo sperare senza cedere mai allo scoraggiamento. Gesti di pace nascono dalla vita di persone che coltivano nel proprio animo costanti atteggiamenti di pace. Sono frutto della mente e del cuore di «operatori di pace» (Mt 5, 9). Gesti di pace sono possibili quando la gente apprezza pienamente la dimensione comunitaria della vita, così da percepire il significato e le conseguenze che certi eventi hanno sulla propria comunità e sul mondo nel suo insieme. Gesti di pace creano una tradizione e una cultura di pace. Il beato Giovanni XXIII era persona che non temeva il futuro. Lo aiutava in questo atteggiamento di ottimismo quella convinta confidenza in Dio e nell'uomo che gli veniva dal profondo clima di fede in cui era cresciuto. Forte di questo abbandono alla Provvidenza, persino in un contesto che sembrava di permanente conflitto, non esitò a proporre ai leader del suo tempo una visione nuova del mondo. È questa l'eredità che egli ci ha lasciato. Guardando a lui, in questa Giornata Mondiale della Pace 2003, siamo invitati ad impegnarci in quei medesimi sentimenti che furono suoi: fiducia in Dio misericordioso e compassionevole, che ci chiama alla fratellanza; fiducia negli uomini e nelle donne del nostro come di ogni altro tempo, a motivo dell'immagine di Dio impressa ugualmente negli animi di tutti. È partendo da questi sentimenti che si può sperare di costruire un mondo di pace sulla terra. All'inizio di un nuovo anno nella storia dell'umanità, è questo l'augurio che mi sale spontaneo dal profondo del cuore: che nell'animo di tutti possa sbocciare uno slancio di rinnovata adesione alla nobile missione che l'Enciclica Pacem in terris proponeva quarant'anni fa a tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Accompagno questi auspici con la preghiera a Dio Onnipotente, sorgente di ogni nostro bene. Egli, che dalle condizioni di oppressione e di conflitto ci chiama alla libertà e alla cooperazione per il bene di tutti, aiuti le persone in ogni angolo della terra a costruire un mondo di pace, sempre più saldamente fondato sui quattro pilastri che il beato Giovanni XXIII ha indicato a tutti nella sua storica Enciclica: verità, giustizia, amore e libertà.
(Giovanni Paolo II - 8 dicembre 2002)

All’inizio dell’anno, siamo invitati a dare uno sguardo alla situazione internazionale per esaminare le sfide che siamo chiamati ad affrontare insieme. Tra le questioni essenziali, come non pensare ai milioni di persone, specialmente alle donne e ai bambini, che mancano di acqua, di cibo, di un tetto? Lo scandalo della fame, che tende ad aggravarsi, è inaccettabile in un mondo che dispone dei beni, delle conoscenze e dei mezzi per porvi fine. Esso ci spinge a cambiare i nostri modi di vita, ci richiama l’urgenza di eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e di correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente e uno sviluppo umano integrale per oggi e soprattutto per domani. Invito di nuovo i Responsabili della Nazioni più ricche a prendere i provvedimenti necessari affinché i paesi poveri, spesso pieni di ricchezze naturali, possano beneficiare dei frutti dei beni che appartengono loro in modo proprio. Da questo punto di vista, il ritardo nella messa in opera degli impegni presi dalla comunità internazionale nel corso di tutti gli ultimi anni è fonte di preoccupazione. E’ necessario augurarsi la ripresa dei negoziati commerciali del «Doha Development Round» dell’Organizzazione Mondiale del commercio, come il proseguimento e l’accelerazione del processo di cancellazione e di riduzione del debito dei paesi più poveri, senza che questo sia condizionato a misure di aggiustamento strutturale, nefaste per le popolazioni più vulnerabili.
(Benedetto XVI - 8 Gennaio 2007)